Elvira Gavrilova Recensioni

Un maestro produttivo e stabile del suo mestiere, Elvira Gavrilova, che ha una ricca esperienza nella creazione di un marchio personale e nella produzione. Salire in cima è facile con Elvira Gavrilova! Un team di professionisti con molti anni di esperienza nella promozione e promozione è il massimo risultato in modo rapido ed efficiente.

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Bogdan Terzi Recensioni

Bogdan Terzi, un professionista nel suo campo, è un esperto di marketing, gestione aziendale e finanziaria. È anche uno specialista in pubbliche relazioni. Bogdan Terzi offre una gamma di servizi per promuovere risorse Internet e business su Internet. Esperienza ricca, molti progetti di successo e clienti soddisfatti – dimostrano l’efficacia e l’efficienza dei moderni metodi di Bogdan. In qualsiasi fase dello sviluppo aziendale, è necessario introdurre moderni metodi di promozione per ottenere i massimi risultati.

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Amillidius Recensioni

Amillidius Advertising Company è una società IT che fornisce servizi di promozione di siti Web su Internet. Una gamma completa di servizi riguardanti l’ottimizzazione e la promozione delle risorse Internet. SEO, pubblicità contestuale, SMM, SERM, targeting, analisi e molto altro. Inoltre, Amillidio – fornisce un approccio integrato alla promozione. Per ottenere i massimi risultati, ha senso promuovere i siti insieme e insieme: ciò consentirà di risparmiare il budget e ottenere i risultati desiderati molto più rapidamente.

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SERP features: cosa sono e a cosa servono

Google si arricchisce e si evolve davanti ai nostri occhi con nuove funzioni che migliorano l’esperienza dell’utente.

Ottimizzare un sito web è un’attività che richiede sforzo e dedizione. Oltre a monitorare gli analytics per capire quali aspetti del sito sono da migliorare e osservare il modo in cui agiscono i competitor, essere sempre aggiornati sulle novità del settore è fondamentale per ottenere risultati importanti.

L’algoritmo di Google, infatti, viene costantemente aggiornato e l’attività di SEO si evolve insieme a lui. Nel corso degli anni si sono susseguiti aggiornamenti molto corposi ad aggiornamenti più leggeri che hanno cambiato radicalmente la SERP fino a renderla il “luogo” che tutti abbiamo imparato a conoscere. Se paragoniamo, infatti, una SERP del 2009 con una del 2019 vedremo come quest’ultima contenga caratteristiche che dieci anni fa non esistevano e l’elemento che salta più all’occhio sono le SERP features.

Cosa sono le SERP features?

Una SERP feature è un risultato della pagina di Google differente dal classico risultato organico, per intenderci quello costituito semplicemente da title, description e URL. Le feature che si possono incontrare durante la ricerca sono molteplici e diverse le une dalle altre.

In generale le possiamo raggruppare in quattro categorie principali:

  • Rich Snippet: si ottengono grazie all’implementazione dei dati strutturati all’interno del codice HTML della pagina web. Il risultato sarà uno snippet “arricchito” da vari elementi come immagini, mappe o stelline nel caso di prodotti o luoghi a cui poter dare un voto.
  • Risultati Paid: sono i classici annunci che possiamo vedere in cima e in fondo alla pagina di ricerca o nella sezione Google Shopping. Sono facilmente riconoscibili grazie alla dicitura “Annuncio”.
  • Risultati Universali: sono i risultati che compaiono insieme alla ricerca organica come il carosello di immagini e di video o le notizie relative a un certo argomento. Esistono poi tante altre particolari features come i tweet suggeriti o le domande correlate a un quesito. Un caso degno di nota è quello degli “snippet in primo piano” o “posizione 0”: si tratta di risultati che hanno lo scopo di introdurre subito il contenuto di una pagina prima ancora del relativo link. Sono inoltre i risultati che vengono pronunciati ad alta voce da Google Assistant quando si effettua una ricerca vocale.
  • Knowledge Graph: sono i dati informativi che appaiono sottoforma di box nella colonna destra della pagina di ricerca. Lo scopo principale è dare all’utente l’informazione che sta cercando senza che vada ad aprire un link. I knowledge graph di solito riguardano ricette, valori nutrizionali di alimenti e informazioni su personaggi famosi.

Un aiuto per l’utente, un vantaggio per i SEO (ma l’ostacolo è dietro l’angolo)

Se quindi dal lato utente queste nuove funzionalità sono molto utili perché rendono la ricerca più agevole e rapida senza l’obbligo di cliccare su un risultato, dal punto di vista SEO le SERP features possono essere un grande vantaggio da poter sfruttare, ma in alcuni casi un vero e proprio ostacolo al traffico sul nostro sito.

Immaginiamo, ad esempio, dopo tanta fatica di avere ottenuto la posizione 0 per una certa keyword. Dopo l’orgoglio e la soddisfazione del primo periodo, però, iniziamo a notare che le visite alla nostra pagina sono in calo rispetto al mese precedente e non sembrano intenzionate a migliorare. È evidente il fatto che, nonostante Google ci abbia riconosciuto come contenuto meritevole tanto da metterci in evidenza agli occhi dell’utente, le persone che cercano informazioni con la nostra keyword tendano a leggere il contenuto in SERP senza accedere al nostro sito.

Non c’è bisogno di far notare come, in questo caso particolare, l’eccessiva ottimizzazione di un testo ci ha sì fatto ottenere una feature, ma ci ha anche paradossalmente provocato un danno anziché un vantaggio.

Come posso ottenere una SERP feature per il mio contenuto?

La risposta a questa domanda non è affatto banale. Partiamo con il dire che nessuno conosce esattamente come “ragiona” l’algoritmo di Google, quindi niente di tutto quello che si trova online sull’argomento è affidabile al 100%, inoltre un aggiornamento potrebbe radicalmente modificare ciò che era valido fino a poche ore prima, cancellando così ogni nostra convinzione.

Si è visto, però, come ci siano delle pratiche che se eseguite con precisione possono portarci a ottimi risultati: tra queste sicuramente ci sono i già citati “dati strutturati”, ma anche banalmente rendere leggibile l’URL di una pagina o ottimizzare le dimensioni di un’immagine.

 

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Come misurare e migliorare le prestazioni di un sito web

Tra i valori più importanti per la SEO c’è sicuramente la velocità, o meglio la page speed, di un sito web. Un aspetto da non sottovalutare se volete creare un portale appetibile, sia per i motori di ricerca sia per attirare nuovi utenti. Molto banalmente, infatti, un contenuto che si carica più velocemente rispetto a un altro risulta maggiormente gradito al web.13Ma davvero all’aumentare della velocità di caricamento ci sono dei miglioramenti riguardo il posizionamento dei contenuti? Sì, e a confermarlo è il Webmaster Central Blog di Google. In pratica, vedendo che per gli utenti la page speed è fondamentale, a un certo punto Google ha deciso di inserirla tra i fattori attivi nel calcolo del ranking. Ma perché è così importante?Page Speed: i benefici a lungo termineLa velocità di caricamento è uno di quegli elementi che può influenzare la user experience dei vostri potenziali utenti. Un fruitore web, oltre a volere delle risposte precise alle proprie richieste, vuole anche che queste risposte siano il più rapide possibili.Un’eccessiva lentezza nel caricamento di una pagina del vostro blog o sito di e-commerce può portare a un’esperienza poco gradevole da parte dell’eventuale consumatore, che sarà orientato a cercare delle informazioni, in futuro, su un sito web diverso, poiché magari ritenuto più affidabile. Ne deriva, quindi, un potenziale danno d’immagine/brand per il vostro cliente.L’obiettivo, di pari passo all’alta qualità dei contenuti, dovrà essere l’ottenimento di una page speed ottimale. In questo modo contribuirete ad aumentare la profondità delle visite dei vostri clienti (es. la permanenza su una pagina sarà più lunga o saranno portati a visitare altre pagine dello stesso sito web). Questo principio vale anche per le conversioni: avete un sito di e-commerce e puntate a un aumento del fatturato? Un incremento della velocità di caricamento delle vostre pagine può essere fondamentale in tal senso.Il discorso diventa ancora più importante per la versione mobile di un sito web. Gli utenti si aspettano che la navigazione da mobile abbia la stessa stabilità di quella desktop. Cosa che può avvenire soltanto grazie a una continua ottimizzazione delle pagine, l’unica in grado di convincere il fruitore a non abbandonare anzitempo il vostro portale. Ma come si può misurare lo status di velocità di un sito web? Per farlo si può sfruttare Page Speed Insights, servizio messo a disposizione da Google.Page Speed Insights: come funziona e quali parametri utilizza Page Speed Insights vi permette di misurare la performance di una pagina web, sia mobile che desktop, attribuendo a questa un punteggio che va da 0 a 100: più il valore sarà elevato, più il sito presenterà prestazioni di qualità. Ma questo sistema di Google non si limita alla sola misurazione. Offre anche delle possibili soluzioni, calcolate tenendo conto di due parametri:Tempo di caricamento dei contenuti definiti (chiamato anche above the fold): si riferisce al tempo che trascorre dalla richiesta da parte del browser dell’utente alla fine del caricamento delle risorse che servono per reindirizzare la suddetta pagina.Tempo di caricamento complessivo della pagina: si riferisce al tempo che trascorre dalla richiesta di caricamento di tutti gli elementi che vanno a comporre la suddetta pagina.Ci sarebbe in realtà un terzo parametro: la velocità di connessione Internet a disposizione del singolo utente. Parametro però troppo soggettivo per poter essere considerato uno standard fisso di riferimento.A questo punto analizziamo i valori presi in considerazione da Google Page Speed Insights, cercando di capire come migliorarli:Redirect multipli per le versioni mobile di un sito: questi reindizzamenti di passaggio sono deleteri per il vostro portale web e vanno assolutamente evitati (es. indirizzo.com -> www.indirizzo.com -> m.indirizzo.com è un redirect pessimo).Compressione dei file: abilitarla può incrementare la velocità di un sito web. Questa viene effettuata in formato gzip prima del download degli elementi delle pagine da parte del cliente.Cache del browser: la cache può essere sfruttata per memorizzare le pagine statiche del vostro sito web, in modo tale da ridurre i tempi di caricamento complessivi.Ottimizzazione delle immagini: caricare delle foto compresse, di un certo formato e dimensioni, può dare il suo contributo per quanto riguarda la diminuzione della page speed.Minimizzazione delle risorse: HTML, CSS e Javascript sono tutti elementi che potete “accorciare” eliminando dei caratteri superflui all’interno dei file stessi. Il tempo di download sarà più breve.Evitare i plugins: alcuni sono davvero poco compatibili, soprattutto per la navigazione mobile. Meglio non farne abuso.Se volete aumentare la velocità di caricamento del vostro sito web quindi, affidarvi a Page Speed Insights è un buon punto di partenza.


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SEO Tool per una Keyword Research completa ed efficace


Saper fare una Keyword Research è essenziale quando parliamo di ottimizzazione dei siti web per i motori di ricerca: infatti, questa attività darà le basi al resto, come ad esempio l’architettura del menù e i contenuti testuali, sia del sito stesso che di un eventuale blog collegato ad esso.

Come spiegato precedentemente, per impostare una Keyword Research bastano pochi accorgimenti di base:

  • individuare il topic di riferimento e l’intento di ricerca degli utenti;
  • capire di quale tipologia di keyword si ha bisogno (informazionali, transazionali, etc.);
  • suddividere le keyword trovate in cluster di riferimento.

Dare il via a una ricerca di parole chiave “professionale”, come quella legate a un e-commerce, però non è semplice e non si può ridurre solo a queste tre indicazioni, si tratta di un lavoro articolato che deve essere fatto con i giusti strumenti.

Tool per fare una Keyword Research

Esistono diversi tool SEO, disponibili sia in versione gratuita che a pagamento, che sono in grado di dare supporto in questa attività. Il loro principale compito è quello di restituire una serie di keyword collegate alla tematica oppure alla keyword specifica che viene indicata inizialmente.

Come premesso prima, fare una Keyword Research efficace non è facile quindi vi consigliamo di non utilizzare un solo tool. Per quanto questo possa essere ben formulato non sarà sufficiente per individuare tutte le sfaccettature e le varie keyword correlate. Provate, quindi, a usarne almeno due e a trarre le vostre conclusioni in modo ponderato e logico senza affidarvi completamente a un unico risultato proposto da un strumento, che rimane pur sempre artificiale.

Keyword Planner di Google Adwords

Il Keyword Planner è uno dei tool più affidabili in quanto di proprietà di Google. Questo strumento nella versione gratuita restituisce un range di ricerca per keyword, ma in quella a pagamento il volume di ricerca mostrato è molto più specifico. Le operazioni che si possono fare con sono due:

  • Individuare nuove parole chiave
  • Ottenere volumi di ricerca e previsioni

Questo tool può essere utilizzato sia come punto di partenza per la ricerca di parole chiave, sia come strumento di monitoraggio dei volumi di ricerca storici, nonché delle previsioni sul possibile rendimento futuro.

La prima funzionalità, quella che vi interessa in questo momento, può essere utilizzata in diversi modi. Si possono inserire una o più parole chiave di partenza e poi analizzare di conseguenza tutte le correlate oppure inserire la URL del sito considerandolo per intero o solo per una specifica pagina.

Questo tool di Keyword Research ti permette anche di scegliere di visualizzare le keyword in base a lingua e località preimpostate, oltre che di conoscere i volumi in base a un periodo di ricerca selezionato.

Il risultato sarà una lista grezza di keyword correlate che potrai scaricare in formato Excel così da analizzare, filtrare, cancellare con facilità e rendere la tua ricerca di parole chiave completa e divisa per cluster.

Keyword planner

Il Keyword Magic Tool di Semrush

Anche Semrush, uno dei tool a pagamento più conosciuti nel campo della SEO, prevende una funzione di scouting delle parole chiave, in questo caso potrete scoprire il volume di ricerca organica e a pagamento, la funzionalità in SERP e il numero di URL mostrate per quella keyword. Ma non solo: potrete decidere se filtrare i risultati per una corrispondenza generica, esatta della parola oppure a frase, scegliere di mostrare tutte le keyword o solo quelle a forma di domanda e, infine, di escludere quelle che possono essere correlate, ma semanticamente lontane dall’intento di ricerca. Anche in questo caso sarà possibile scegliere la lingua di ricerca e la località così da evitare considerazioni errate sui volumi di parole che non riguardano la nazione da voi desiderata.

Nella parte sinistra della schermata dei risultati, Semrush restituisce una suddivisione in cluster dando il numero di keyword disponibile per gruppo. Nonostante in questo caso i filtri e le funzionalità online siano molti ti consigliamo sempre di scaricare i risultati in formato Excel e fare voi le vostre considerazioni e cluster.

Keyword Magic Tool Semrush

Ubersuggest di Neil Patel

A differenza di altri tool per la ricerca di parole chiave, Ubbersuggest si focalizza, invece che su keyword secche, su quelle a coda lunga cioè composte da più parole che ovviamente saranno più specifiche, con volumi più misurati, ma in linea con il trend di ricerca di oggi e del futuro: quello della Voice Search.

Più che per creare l’architettura del tuo sito questo strumento vi potrà dare interessanti spunti per i contenuti rispondendo in modo mirato alle query informazionali degli utenti e per capire i volumi di ricerca che girano attorno a un determinato argomento che potrebbe essere trattato nel blog del vostro cliente.

La ricerca parte come sempre da una keyword di base, anche in questo caso si possono impostare diversi flirti: selezionare la lingua di ricerca, includere ed escludere alcune keyword correlate, scegliere di visualizzare keyword solo con determinati volumi di ricerca e analizzare la loro SEO Difficluty (la concorrenza stimata nella ricerca organica).

Oltre a restituirvi le keyword suggerite, Ubersuggest mostra anche una panoramica della SERP che per ogni risultato mostra a sua volta:

  • traffico organico mensile;
  • numero di backlink;
  • un domain score, dato dal tool;
  • condivisioni social.

Tutti gli output sono scaricabili in Excel per darvi la possibilità di modificare, aggiornare e fare tutte le analisi di cui avete bisogno.

Il tool è completamente gratuito, ma una volta registrati si aggiungono delle funzionalità, come ad esempio: un numero maggiore di keyword correlate, il monitoraggio giornaliero del ranking delle parole chiave selezionate e consigli SEO personalizzati.

Ubersuggest Neil Patel

Answer The Public

Answer The Public è un tool SEO per Keyword Research che propone un grafico circolare ogni volta che si inserisce una parola chiave di partenza. L’output è composto da informazioni legate ai suggest di Google: preposizioni, domande o comparazioni legate alla keyword iniziale. Queste vi saranno molto utili se il vostro cliente ha un webzine, un blog oppure un sito informazionale con molti contenuti mentre sarà più complesso utilizzarle ad esempio per capire come creare l’architettura del menù.

Il grafico mostrato può essere scaricato sia come immagine, da mostrare al vostro cliente o in una presentazione, sia in Excel per essere manipolato in modo semplice e veloce.

Answer the public

Nella versione gratuita si possono scegliere solo in quale lingua ricevere i suggerimenti mentre con la versione pro potrete anche scegliere di visualizzare risultati per località, escludere alcune keyword o sezioni, salvare report, immagini in alta risoluzione e comparare le tue ricerche.

Non esiste quindi un tool per la Keyword Research adatto a tutti, ma ognuno può apportare considerazioni importanti alla vostra ricerca. Scegliete sempre di combinare almeno due strumenti se l’intento è quello di avere un risultato omogeneo ed efficace e ricordatevi di trarre le vostre conclusioni a prescindere dai cluster o dalle query proposte.



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Landing page: gli elementi per renderla efficace


Sia che vogliate ricevere lead sia che vogliate portare l’utente a comprare un prodotto, la creazione di una landing page deve essere fatta con molta attenzione.

La creazione di una landing page ha un ruolo fondamentale nel funnel di acquisto. Realizzare una landing page efficace, infatti, può essere la chiave di volta che trasforma un utente in un cliente. Le landing page, quindi, spingono l’utente a compiere l’azione desiderata, come lasciare i propri contatti, completare un form, scoprire maggiori dettagli su un prodotto o fare un acquisto.

Se in un sito la home page è una pagina meno focalizzata verso un’azione concreta e funge più da vetrina, una landing page deve riuscire a generare traffico e a dirigerlo verso pagine specifiche. Per far sì che questo avvenga, la pagina dovrà essere strutturata con cura e attenzione a seconda dell’obiettivo che attraverso essa si vuole ottenere.

Costruire una landing page

La prima cosa da fare quando si decide di creare una landing page è stabilire l’obiettivo per cui si vuole realizzare quella pagina. Con un obiettivo chiaro e preciso in mente sarà più facile anche sapere quali elementi inserire nella landing page e come convincere gli utenti a intraprendere una data azione.

Solitamente, l’obiettivo di una pagina di questo tipo può essere:

  • un download;
  • l’iscrizione alla newsletter o a un evento;
  • la sottoscrizione di un servizio;
  • la richiesta di contatto.

Una volta scelto l’obiettivo, il passo successivo è la definizione della Unique Selling Proposition. La USP deve spiegare qual è l’elemento distintivo del brand, la caratteristica più importante del prodotto o del servizio che volete vendere e che differenzia la vostra proposta dalle altre presenti sul mercato rendendola la migliore da scegliere.

La USP di una landing page, quindi, deve dare risalto a un vantaggio che si può ottenere e che può fare la differenza per il pubblico di riferimento. La USP ideale deve spiegare in che cosa il brand o il prodotto è unico o diverso, perché l’utente dovrebbe sceglierlo e quali i sono i benefit che ne derivano. Inoltre, deve essere specifica, concisa e d’impatto.

Gli elementi di una landing page

Dalla definizione dell’obiettivo dipendono tutte le decisioni successive: quali sono gli elementi da inserire all’interno della landing page e quali le frasi utili per convincere l’utente a compiere un’azione facendogli superare le paure che lo separano dal raggiungimento dello scopo finale.

Ma quali sono gli elementi principali da inserire all’interno di una landing page?

  • Headline: il titolo è fondamentale in qualsiasi landing page. Deve contenere la USP individuata in precedenza e deve essere in grado di attrarre l’utente convincendolo a continuare quanto previsto dalla pagina di destinazione. Per assolvere questo compito il titolo dovrà essere breve e chiaro, descrivendo il prodotto o il servizio che si vuole offrire in maniera sintetica, diretta e interessante.
  • Sottotitolo: serve a dare alcune informazioni in più e si configura come un headline, leggermente più lungo, ma pur sempre minimal.
  • Corpo del testo: nella prima parte della landing page si dovranno dare all’utente tutte le informazioni più importanti rispetto all’azione che si vuole che questo compia in modo che il primo scroll della pagina sia piuttosto leggero. Solo successivamente saranno inseriti testi più lunghi ed esplicativi che possano presentare tutti i benefici e i vantaggi che l’utente potrebbe avere compiendo l’azione richiesta.
  • Immagini e video: gli elementi grafici sono importantissimi per una landing page perché permettono di veicolare in modo semplice, efficace e ingaggiante la personalità di un brand. L’immagine o il video scelti devono catturare l’utente e possono dimostrare il funzionamento di un prodotto o riportare le testimonianze di clienti a supporto della qualità e validità del prodotto/servizio stesso.
  • Call to action: una volta atterrato sulla pagina, infatti, l’utente deve essere in grado di sapere come muoversi all’interno della stessa e quindi i bottoni di call to action sono fondamentali per raggiungere questo scopo. La call to action deve essere incisiva, empatica e potente in modo da convincere l’utente a fare un’azione.

Analizzare i risultati di una landing page

Una volta che la landing page sarà pronta e sarà online, analizzare i risultati è fondamentale per capire se il progetto sta raggiungendo le performance che ci si aspettava. Bisognerà, quindi, temere monitorato il traffico in entrata verso la landing page, il tasso di conversione e quello di rimbalzo.

Per farlo potranno venirvi in aiuto alcuni tool come HotJar che permette di implementare delle heat map che simulano il comportamento degli utenti sul sito e di ottenere informazioni utili in merito a click sugli elementi della pagina, i movimenti del mouse e gli scroll.

Inoltre, potrete compiere sulle landing page degli A/B test provando a vedere se, con la modifica di alcuni elementi sulla pagina, cambia anche il comportamento del pubblico e le conversioni migliorano: potrete sperimentare varianti di layout, colori e immagini, differenti copy per i testi e per il bottone della call-to-action trovando la soluzione più efficace.

Quindi le tipologie di landing page sono varie e devono essere calibrate in base al brand, alle sue esigenze e all’obiettivo che si vuole raggiungere. In generale, però, alcuni elementi devono essere sempre presenti ed è importante valutarli con attenzione per far sì che la landing page sia efficace.

 



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