Il benessere dei dipendenti fa bene al futuro di tutti

3′ di letturaCome possiamo costruire un ecosistema per un futuro sostenibile partendo dal contesto attuale? L’emergenza sanitaria ha colto di sorpresa l’intera collettività. Le imprese italiane hanno dovuto affrontare la prima fase emergenziale, nella quale era prioritario cercare di limitare i danni economici e sociali. Quasi subito è diventato essenziale iniziare a pensare a una progettualità nuova, modificando l’ordine delle priorità d’impresa.Durante la pandemia, le aziende sono diventate il punto di riferimento di dipendenti, famiglie, fornitori e, in molti casi, dell’intera comunità. Quasi tutte hanno intrapreso, inoltre, iniziative di sostegno sociale.Secondo il Rapporto 2020 del Welfare Index PMI, si è trattato prevalentemente di interventi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, di cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, per conciliare le esigenze di vita familiare dei dipendenti, e di sostegni economici ai lavoratori. In molti casi le imprese hanno offerto contributi e servizi alla comunità esterna, dando supporto al territorio in cui operano. In questi mesi le aziende hanno agito come “soggetti sociali” oltre che di mercato. A beneficiarne è stato il sistema di welfare aziendale che ha fatto un salto di qualità rispetto al passato e, oggi, può essere considerato una leva strategica per supportare la ripresa del Paese. L’azienda che opera come soggetto sociale, infatti, non solo è un punto di riferimento per l’intera collettività, ma genera risultati economici migliori.In periodi come quello che stiamo vivendo è indispensabile, per il datore di lavoro, supportare il benessere e la serenità dei propri dipendenti con tutti gli strumenti a disposizione. Ecco perché il welfare aziendale, che ha rappresentato un salvagente durante l’emergenza, si propone come leva per avviare una nuova fase di crescita sostenibile delle attività produttive.Le aziende ne sono convinte: i suoi effetti sono positivi sulla produttività del lavoro (34,4%), sulla soddisfazione dei lavoratori e sul clima aziendale (il 38,5%) e per la stessa percentuale sulla fidelizzazione dei dipendenti; infine per il 38,7% sull’immagine e sulla reputazione dell’azienda. Ecco perché, nel futuro prossimo, il 48,7% delle imprese prevede di aumentare il proprio impegno nel welfare aziendale (Fonte Welfare Index PMI 2020).Per supportare le aziende e le famiglie, il Gruppo BNP Paribas in Italia lancia WellMAKERS il nuovo ecosistema welfare e sostenibilità dedicato alle aziende e al benessere dei loro dipendenti. WellMAKERS by BNP Paribas è la prova dell’impegno del Gruppo a mobilitare le proprie risorse per far sentire la sua vicinanza alle aziende italiane, alla collettività e soprattutto alle persone. La centralità della persona e il suo benessere rappresentano, infatti, l’obiettivo e la finalità dell’innovativa proposta commerciale.L’ecosistema nasce dal bisogno di condividere una visione e uno stile di vita legato al cambiamento positivo, al #positiveimpact, per le aziende e le persone.La piattaforma permette, infatti, di ingaggiare i dipendenti sul piano valoriale proponendo soluzioni sostenibili che possano stimolare comportamenti virtuosi, unendo la dimensione della convenienza fiscale con quella della sostenibilità ambientale e sociale.Grazie ad Arval, BNL, BNP Paribas Cardif, Cargeas e Findomestic, WellMAKERS rappresenta un ecosistema completo dove il dipendente potrà scegliere prodotti e servizi che più soddisfano le sue esigenze familiari.L’offerta, in un’unica convenzione, dà accesso a prodotti e servizi bancari, finanziari, assicurativi e relativi alla mobilità sostenibile; da quelli tradizionali ai più innovativi, pensati per adattarsi ai bisogni e alle esigenze dei dipendenti.I servizi welfare sono offerti in partnership con DoubleYou, partner primario a livello nazionale e parte del Gruppo Zucchetti, e rappresentano una gamma completa, arricchita dalla possibilità di fruire del credito welfare anche presso fornitori e punti vendita di fiducia del dipendente.L’ecosistema si arricchisce di una rete di convenzioni con i WellMAKERS Friends, partner primari a livello nazionale che operano in settori in grado di soddisfare i cinque bisogni individuati nell’offerta: salute e prevenzione, supporto alla famiglia, istruzione, protezione (casa e famiglia), tempo libero e mobilità.Per aiutare le aziende e i loro dipendenti a sfruttare al massimo le potenzialità dell’ecosistema, nasce la WellMAKERS Academy, il programma di formazione costituito da interventi formativi sia digitali che fisici con la presenza di esperti del Gruppo BNP Paribas.La sostenibilità, alla base dell’ecosistema WellMakers, è un asset fondamentale per il Gruppo BNP Paribas ed è ogni giorno sempre più importante per quelle aziende che hanno a cuore gli impatti ambientali e di sostenibilità sociale delle proprie scelte.Perché in BNP Paribas crediamo che la serenità dei dipendenti faccia bene al futuro di tutti. Loading…


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Sampdoria, Ferrero si dà tre anni per vendere. Chiesto concordato per cinema e immobili

ServizioCalcio e finanzaLa cessione del club di Genova rientra nella proposta davanti al Tribunale di Roma che riguarda le società dell’imprenditore romanodi Andrea Fontana(ANSA)La cessione del club di Genova rientra nella proposta davanti al Tribunale di Roma che riguarda le società dell’imprenditore romano2′ di letturaTre anni per la vendita della Sampdoria Calcio. E’ questa la tempistica per la cessione del club blucerchiato funzionale ai piani della Eleven Finance e della Farvem, società che raccolgono le attività del presidente del club Massimo Ferrero nelle sale cinematografiche e nel real estate e che a inizio settimana hanno presentato domanda di concordato preventivo al Tribunale di Roma.Il controllo del club in un trustSecondo quanto ricostruito da Radiocor, la proposta prevede che la Holding Max srl di Ferrero trasferisca a un trust la sua partecipazione del 100% nella Sport Spettacolo Holding allo scopo di vendere tale quota: la Sport Spettacolo Holding è la società a cui fa capo l’Unione Calcio Sampdoria di cui Ferrero è presidente. Il ricavato della cessione servirà a garantire e a sostenere il piano concordatario delle due società, Eleven Finance in liquidazione e Farvem Real Estate. Il piano, se la proposta sarà accettata dal Tribunale, dovrà essere eseguito entro 30 mesi dall’omologa, una tempistica che, considerando anche l’iter della procedura, consentirebbe all’imprenditore circa tre anni di tempo per definire i destini del club e degli altri asset.Loading…Il piano sui cinema di Roma e sul complesso di Torre SpaccataNello specifico, la proposta concordataria della Eleven Finance prevede la cessione della gestione e degli immobili dei cinema Adriano e Admiral a Roma e del Pontedera in provincia di Pisa, la vendita dei beni mobili e immobili dei cinema chiusi come l’Atlantic a Roma e l’Arlecchino di Bologna, che hanno terminato l’attività con il lockdown di marzo, nonchè la cessione di diritti cinematografici. Per quanto riguarda la Farvem, è prevista anche in questo caso la cessione del complesso immobiliare residenziale di Torre Spaccata, nella zona est di Roma, e del relativo contratto di property management ai creditori rappresentati dalle società veicolo Juno Spv e Eagle Spv. In vendita anche altri immobili non locati.


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Eolo, i fondi puntano al 100% della società

ServiziotlcAl via a gennaio il riassetto azionario del gruppo attivo nel Fixed wireless accessdi Andrea Biondi e Carlo FestaBanda larga, EOLO: 150 milioni per coprire tutte le aree biancheAl via a gennaio il riassetto azionario del gruppo attivo nel Fixed wireless access2′ di letturaI grandi fondi di private equity aprono il dossier del gruppo Eolo. Con un obiettivo: arrivare ad acquisire la maggioranza dell’azienda, È infatti in procinto di partire, in gennaio, un processo volto a un riassetto azionario del gruppo attivo nel fixed wireless access (Fwa): la tecnologia a banda ultralarga “fissa” ma in cui l’ultimo miglio è coperto con le frequenze “millimetriche”.Azionista di maggioranza di Eolo, al 51%, è il veicolo Cometa (al cui interno ci sono il fondatore e amministratore…


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Aon potenzia l’infrastruttura IT grazie a Mauden.

CONTENUTO PUBBLICITARIOUn’architettura innovativa e tecnologie IBM all’avanguardia: questa la soluzione proposta dall’azienda del gruppo Ricoh al colosso assicurativo Aon.Un’architettura innovativa e tecnologie IBM all’avanguardia: questa la soluzione proposta dall’azienda del gruppo Ricoh al colosso assicurativo Aon.3′ di letturaGovernare i dati è fondamentale per qualsiasi impresa. Senza poter fruire e conservare grandi quantità d’informazioni, o adattare facilmente le configurazioni ai cambiamenti, non c’è continuità di business e nessuna impresa può funzionare correttamente. Ma migliorare le architetture dei data center aziendali non è facile, soprattutto quando sono composte da hardware e infrastrutture eterogenee.Ne abbiamo parlato con Camilla Knight, communication operator di Mauden: “Mauden, IBM Platinum Business Partner, grazie alla sua competenza, supporta quotidianamente i clienti nelle scelte riorganizzative per ampliare sia la capacità di storage che le sue funzionalità, interfacciandosi con i sistemi già in uso per garantire zero sprechi e massima interazione. La nostra esperienza ci permette di comprendere appieno la situazione per realizzare l’obiettivo del cliente, valorizzando al meglio le soluzioni IBM all’interno dell’infrastruttura già esistente, senza stravolgere l’architettura e i suoi metodi d’implementazione. I progetti firmati da Mauden mirano a ottimizzare la conservazione dei dati di un’azienda, combinando funzionalità già esistenti con quelle dei software IBM più avanzati.” Aon potenzia l’infrastruttura IT grazie a MaudenAon è il primo gruppo in Italia e nel mondo nella consulenza dei rischi e delle risorse umane, nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa e si è affidato a Mauden per rivedere il sistema di backup tradizionale, come spiega Diego Tommasi, Italy IT infrastructure manager Aon: “Abbiamo chiesto a Mauden di aggiornare tutto il sistema di backup della nostra infrastruttura IT italiana, perché la precedente soluzione aveva raggiunto diversi limiti, sia da un punto di vista capacitivo che di performance. Inoltre, il nostro sistema di backup doveva gestire la messa in produzione di una serie di nuovi progetti molto importanti e onerosi, anche dal punto di vista del carico capacitivo sullo storage. Mauden ci ha proposto una nuova architettura di backup basata su sistemi IBM, con la peculiarità di sfruttare le funzionalità software avanzate del nuovo sistema piuttosto che dedicarsi, come precedentemente fatto, alla componente hardware. Questo sistema gestisce il 100% del backup, nonché come attività finale l’archiviazione di una replica per il nostro sito di Disaster Recovery.” Grazie all’introduzione di IBM Spectrum, Aon può ora contare su una maggiore protezione delle informazioni e ha migliorato la flessibilità e la scalabilità della sua infrastruttura svincolando le funzionalità dall’hardware. Il mix di tecnologia e architettura innovativa abilita la replica tra due siti garantendo la continuità di servizio in tempi e modi adeguati alle esigenze più stringenti delle aziende enterprise.Continua Tommasi: “Mauden è riuscita a seguirci a 360 gradi in questo progetto, soddisfacendo le nostre necessità e garantendo la giusta personalizzazione per mantenere quell’efficienza e quelle performance che Aon richiedeva da un sistema di backup mission critical come quello che abbiamo implementato. Mauden ci ha seguito anche nella gestione delle problematiche non programmate, ma sorte come può capitare in ogni progetto di questa complessità, garantendo una risoluzione adeguata a proseguire e concludere tutti i task che ci eravamo programmati.” Grazie alle famiglie IBM Storwize e IBM Spectrum, Mauden è in grado di mettere a disposizione anche dei clienti non enterprise piattaforme con funzionalità e supporto di applicativi un tempo appannaggio esclusivo dei colossi aziendali: virtualizzazione interna degli storage, encryption e sistemi All-Flash più performanti e flessibili, in grado di supportare anche quelle applicazioni che richiedono le più alte capacità computazionali.Conclude Knight: “Mauden e IBM rappresentano oggi un connubio perfetto per realizzare un’architettura all’avanguardia, già pronta a sostenere e promuovere i nuovi ambienti tipici dell’industria 4.0 come IoT, Machine Learning e Intelligenza Artificiale”. Loading…


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Petrolio, sul vertice Opec la mina di un divorzio dagli Emirati arabi

(Ansa) Le voci su una possibile uscita dal gruppo guadagnano peso dopo l’annuncio di Adnoc su nuove scoperte e piani per espandere la produzione. Intanto il rally del greggio alimenta il malumore sui tagli anche tra altri membri della coalizione Opec Plus3′ di letturaIl rally del petrolio e il caso Emirati potrebbero spaccare l’Opec Plus, che tra una settimana dovrà decidere sui tagli dei produzione. Il vertice fino a pochi giorni fa sembrava avere un esito scontato: una proroga delle attuali quote per altri 3-6 mesi, in modo da compensare il calo della domanda legato alle nuove misure anti-coronavirus. Ma la situazione si è complicata.Da un lato c’è il rialzo delle quotazioni del greggio, che in un periodo difficile per l’economia accentua l’insofferenza di …


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La trasformazione digitale del banking parte dalla conoscenza del consumatore

7′ di letturaLO SCENARIO – THE NEW BANKING EXPERIENCE Il settore bancario è in rapida trasformazione: le dinamiche di innovazione tecnologica che interessano tutti i settori, i cambiamenti intercorsi in ambito normativo e la necessità di una maggiore agilità del business esercitano un impatto rilevante sul mercato dei servizi finanziari rivolti al consumatore finale. Siamo all’inizio di un processo che sarà lungo: i consumatori hanno intrapreso un viaggio (online) ma il passaggio dalla banca tradizionale a quella completamente digitale sarà graduale, con tempi che saranno dettati sia dalle esigenze del cliente sia da quelle dei fornitori di servizi finanziari. Per parecchio tempo ancora, l’utilizzo di entrambi i canali, fisico e digitale, sarà quindi predominante, proprio perché, come conferma una recente ricerca condotta da Idc per conto di Salesforce, una porzione importante di utenza vive l’esperienza di banking seguendo vecchie pratiche.Lo studio, condotto in Italia su un campione di mille clienti di servizi bancari, ha messo a confronto diverse fasce di utente per analizzarne i fattori di scelta e l’esperienza d’uso, delineando uno scenario in forte evoluzione e l’immagine di sintesi che emerge ci dice che, per l’appunto, prevale per il momento un modelllo ibrido di fruizione dei vari prodotti, con gli istituti tradizionali a ricoprire ancora un ruolo di primo piano per la maggiore parte degli utenti e la propensione crescente ad utilizzare i servizi offerti delle banche digitali da parte di alcune tipologie di clientela (generazione Z, giovani dai 18 ai 24 anni, in testa). In generale è evidente come l’approccio multicanale sia già ampiamente diffuso e gli analisti hanno individuato tre differenti cluster di utenza in base ai canali utilizzati per accedere ai servizi bancari. Nel dettaglio la metà dei consumatori oggetto di indagine, tutti titolari di un conto corrente, ricorre sia a canali digitali che tradizionali, il 40% si affida esclusivamente a interfacce tradizionali (filiale, sportello bancomat e call center) e solo il 10% ricorre unicamente allo strumento digitale (sito Web o app mobile). Se l’approccio multicanale è attualmente quello più utilizzato ed emerge in generale un buon livello di soddisfazione dei clienti verso la propria banca (lo dicono tre utenti su quattro), spicca per contro come il grado di innovazione e personalizzazione offerto non sia ritenuto adeguato per oltre un terzo della clientela, con il 46% degli intervistati che conferma di non poter eseguire ancora oggi operazioni complesse in modalità digitale con il proprio istituto. Un punto che denuncia che benchè i contatti avvengano su canali diversi, questi vengono poi gestiti separatamente evidenziando una mancanza di integrazione che fa abbassare la qualità dell’esperienza.“Le banche – spiega Sergio Patano, Associate Research Director di Idc Italy – dovranno necessariamente guardare al cluster della generazione Z, digitalizzando anche attività/servizi che oggi sono solo fisici, come l’accensione del mutuo. La clientela della fascia 18-24 anni è ovviamente molto interessante ma in chiave prospettica, perché costituisce ancora una piccola fetta della comunità di utenti dei servizi di banking e in genere gestisce un numero limitato di operazioni e con bassi volumi di transato”. Lo studio mette in evidenza un ulteriore aspetto che ribadisce come l’esperienza dei clienti sia un elemento centrale del processo di trasformazione delle banche. Nei casi in cui questa esperienza, nel suo complesso, non è soddisfacente, la propensione a cambiare istituto aumenta e fra i fattori che più influenzano la scelta dei consumatori troviamo, subito dopo il rapporto storico in essere con la propria banca, le condizioni economiche vantaggiose e il livello di innovazione. La possibilità di fidelizzare un cliente, soprattutto se di giovane età, è direttamente proporzionale più alla capacità di essere cool che non al livello di efficienza e stabilità. Le Web company e le fintech rappresentano in tal senso un’alternativa ma in linea generale la preferenza verso questi provider (diffusa soprattutto fra l’utenza più giovane) guarda maggiormente a servizi finanziari semplici come il conto corrente o le carte prepagate rispetto ad altri strumenti quali finanziamenti e trading.Il vero punto di svolta è il ripensamento delle banche intorno al customer journey del cliente, seguendo pratiche che dipendono dalla tipologia di utenza e dal target di riferimento. “Il cliente – aggiunge ancora Patano – va messo al centro come singolo individuo, profilandolo nei dettagli attraverso l’ausilio delle tecnologie intelligenti. Si deve partire dal cliente per poter offrire una soluzione personalizzata e innovativa, elaborata rispetto alle informazioni raccolte ed analizzate, messe a fattor comune e indicizzate in modo strutturato. E si deve aumentare la definizione dell’immagine del cliente e ogni singolo frame di questa immagine rappresenta fedelmente il profilo dell’utente. Per fare questo servono sia tecnologie che competenze, perché alla tecnologia bisogna sapere cosa chiedere”. Un cambio di passo, quindi, a cui la banca è chiamata a rispondere nel suo insieme, facendo propria la priorità della “customer centricity”, ripensando servizi e filiali, semplificando processi e offrendo un’esperienza digitale di qualità su tutti i canali. “È tutta l’organizzazione – conclude Pantano – che deve evolvere attraverso un piano organizzato di change management”. Le banche, questa la conclusione a cui è giunto lo studio di Idc, sono chiamate ad affrontare un processo di evoluzione che deve necessariamente tener conto sia delle aspettative dei clienti di oggi sia di quelli di domani, partendo da alcuni presupposti di fondo: la digital experience è il parametro che misurerà il livello di soddisfazione dei clienti per i servizi ricevuti e la pandemia di Covid 19 sta contribuendo ad accelerare la fruizione di servizi bancari attraverso canali prima inesplorati anche da una parte delle generazioni più mature. Personalizzazione e innovazione saranno i pilastri su cui edificare la costruzione di un customer journey più integrato e meno frammentato, in cui le componenti di sicurezza e di reputazione del marchio saranno sempre più importanti. La relazione con i clienti e la capacità di rispondere in maniera adeguata e tempestiva alle loro esigenze e alle loro aspettative si baserà sulla conoscenza approfondita delle loro abitudini e sulla collaborazione più agile di tutte le figure professionali della banca , mentre l’adozione di piattaforme tecnologiche innovative sarà fondamentale per orchestrare le interazioni dei team intorno al cliente, adattarsi alle evoluzioni del mercato e dello scenario normativo e valorizzare i dati raccolti e le interazioni gestite.IL VIAGGIO VERSO LA BANCA DIGITALE Le banche stanno dunque affrontando un passaggio decisivo del loro percorso di evoluzione orientato alla piena soddisfazione della clientela, attraverso l’adozione di strumenti all’avanguardia per gestire una customer experience omnichannel. Ne è convinto anche Pierpio Cerfogli, Vice Direttore Generale e Chief Business Officer di BPER Banca, autore tra l’altro del recente libro 2030. The bank onlife, edito da Guida, in cui immagina proprio la banca del futuro che ha al centro la dimensione human e digital. “La rivoluzione tecnologica è un percorso tuttora in atto che coinvolge direttamente anche il settore bancario – ha affermato Cerfogli –. I benefici e le potenzialità sono enormi, non solo in termini di business ma soprattutto in riferimento alla qualità del rapporto con il cliente. Negli ultimi anni abbiamo sottoscritto numerosi accordi di partnership con aziende specializzate nei servizi digitali e abbiamo posto un’attenzione particolare anche ai sistemi di sicurezza, che devono viaggiare di pari passo con la disponibilità di nuovi servizi e con l’accesso massivo a informazioni e dati. Grazie al gran lavoro di questi ultimi anni abbiamo la possibilità di orchestrare una customer experience omnichannel all’avanguardia. Tutti i nostri canali, dalle filiali al Contact center, passando per il web, i private banker, i consulenti finanziari e i nuovi Centri Imprese che abbiamo inaugurato proprio nei giorni scorsi, hanno a disposizione strumenti innovativi per la gestione della relazione con il cliente”. L’esperienza del cliente dei servizi finanziari vive dunque una fase di profonda trasformazione e l’imperativo è quello di reinventare il modo di essere banca intorno al customer journey integrando tutte le interazioni del mondo fisico e del mondo digitale in un’unica esperienza. Ma cosa manca oggi alle banche? Una voce ricorrente è la capacità di gestire realmente un’esperienza unica in modalità omnicanale, centralizzando su un’unica piattaforma collaborativa una serie di soluzioni per la gestione e la profilazione del cliente e la collaborazione remota efficace sui processi complessi di relazione e gestione dei servizi offerti. “Mettere i clienti al centro della trasformazione digitale di un’azienda – afferma in proposito Michele Cumin, Financial Sector Leader di Salesforce Italia – è certamente il passo più importante che si possa fare, soprattutto in un settore, come quello bancario, che da tempo offre molteplici canali di contatto. Per questo è necessario puntare su soluzioni che permettono di seguire e conoscere al meglio le abitudini e le preferenze dei propri utenti e di conseguenza di rispondere velocemente e in modo adeguato ai loro bisogni”. La user experience nasce dalla capacità di capire e soddisfare le esigenze del consumatore e di conseguenza il viaggio online del consumatore deve essere “aumentato” per raggiungere questo obiettivo: innovazione e personalizzazione sono, come detto, i pilastri per poter ripensare le banche intorno al viaggio online del cliente e gestire la transizione dall’attuale modello omnicanale a quello completamente digitale e integrato.Per fare questo è necessario affidarsi a un contenitore intelligente di tecnologie, dagli strumenti di data analytics agli algoritmi dell’intelligenza artificiale, in grado di facilitare il compito di chi vende i prodotti bancari, garantendo a queste figure opzioni più efficaci per aumentare la conversione delle offerte in contratti. “Il punto di arrivo – aggiunge ancora Cumin – è la maggiore agilità, componente fondamentale per affrontare un mercato in fortissima evoluzione. Fra fisico e digitale ci deve essere assoluta complementarietà e la priorità deve essere sempre quella di servire il cliente con l’informazione giusta al momento giusto”.Loading…


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Moratorie, l’Eba apre alla proroga. Salvagente europeo per le banche

ServiziobancheDossier al centro del prossimo board dell’Eba il 9 e 10 dicembre: l’idea è di allungare le agevolazioni alle banche, in modo da non far diventare troppo presto deteriorati i crediti in moratoriadi Luca DaviDossier al centro del prossimo board dell’Eba il 9 e 10 dicembre: l’idea è di allungare le agevolazioni alle banche, in modo da non far diventare troppo presto deteriorati i crediti in moratoria3′ di letturaPer avere una dimensione esatta delle conseguenze della pandemia da Covid-19 sulle economie servirà ancora tempo, vista anche la recrudescenza del virus degli ultimi mesi. Ma già ora si può dire che le misure di sostegno – costituite dalle moratorie sui pagamenti e dalle garanzie pubbliche – hanno avuto l’effetto sperato, che era quello di fornire ossigeno a famiglie e imprese europee in un momento a dir poco difficile.A metterlo in evidenza è l’Autorità bancaria europea (Eba) che ieri, nel primo…


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Investindustrial quota una Spac a Wall Street

1′ di letturaInvestindustrial, società di investimento di Andrea C. Bonomi, sbarca con una Spac (blank check company) al Nyse. La società, Investindustrial Acquisition Corp, è stata quotata ieri in Borsa a New York al prezzo di 10 dollari ad azione, per una raccolta complessiva di 350 milioni di dollari. L’obiettivo dell’iniziativa è quella di acquisire, attraverso una business combination, una società con un enterprise value nel range fra 1 e 5 miliardi di dollari nei settori consumo, sanità, industria e tecnologia. «Grazie a questa spac raccoglieremo finanze in Usa da investire nelle migliori aziende europee che desiderino quotarsi sul mercato americano per crescere globalmente. Nella ricerca della target particolare focus sarà posto sull’Italia» commenta Bonomi.Loading…Per l’acquisizione la Spac statunitense, guidata dal presidente Sergio Ermotti e dall’amministratore delegato Roberto Ardagna, avrà una potenza di fuoco amplificata dall’impegno di altre società del gruppo Investindustrial, che si sono impegnate, nel caso ce ne fosse bisogno, ad acquistare fino a 25 milioni di azioni al prezzo di 10 euro per un importo complessivo fino a 250 milioni di dollari, in un collocamento privato che si chiuderebbe sostanzialmente in concomitanza con la chiusura dell’aggregazione.Nel dettaglio l’operazione di quotazione prevede che ciascuna quota della società sottoscritta sia composta da un’azione ordinaria di Classe A e da un terzo di warrant rimborsabili. Ogni warrant può essere esercitato per un’azione ordinaria di Classe A al prezzo di 11,50 dollari. Sono esercitabili solo i warrant interi. L’offerta dovrebbe chiudersi il 23 novembre 2020.Deutsche Bank Securities è i lead left bookrunner e Goldman Sachs è joint bookrunning manager dell’offerta.


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L’evasione globale costa 427 miliardi $ (lo stipendio annuo di 34 milioni di infermieri)

FiscoSecondo uno studio della Ong “Tax Justice Network”, l’Italia perde 12,4 miliardi e i mancati introiti corrispondono al 9%della spesa sanitariadi Giuliana LiciniSecondo uno studio della Ong “Tax Justice Network”, l’Italia perde 12,4 miliardi e i mancati introiti corrispondono al 9%della spesa sanitaria2′ di letturaL’evasione verso i paradisi fiscali o verso Paesi con un fisco ‘accomodante’ da parte di imprese o privati costa ogni anno 427 miliardi di dollari a livello mondiale alle casse pubbliche a cui sfuggono tali entrate. E’ la stima fatta dall’Ong ‘Tax Justice Network’ in quello che definisce il primo rapporto su questo argomento. E poiché siamo in tempi di pandemia e quindi di bilanci statali alle prese con i costi sanitari ed economici del coronavirus, la Ong precisa che evasione ed elusione nel pianeta corrispondono all’equivalente del salario annuale di 34 milioni di infermieri. Per l’Italia, stando al rapporto, si tratta di una perdita complessiva di 12,4 miliardi di dollari, che per 8,8 miliardi derivano da abusi sulla tassazione societaria e per 3,8 miliardi dall’evasione offshore dei privati. I mancati introiti corrispondono al 9% della spesa sanitaria e allo stipendio annuale di 379.380 infermieri nel caso della Penisola.Multinazionali e privati in campo per l’evasioneA livello globale i soldi che sfuggono al fisco sono per 245 miliardi ad opera delle aziende e per 182 miliardi dei privati. In quest’ultimo caso i Paesi Ocse sono responsabili del 59% delle somme evase, cioè circa 106 miliardi di dollari ogni anno. Le multinazionali ogni anno trasferiscono 1.380 miliardi di dollari di utili verso i paradisi fiscali o verso altri Paesi che non rientrano nella ‘lista nera’ della Ue ma che hanno un fisco ‘leggero’. I privati dal canto loro collocano in queste giurisdizioni per sfuggire al fisco circa 10mila miliardi di dollari di asset finanziari. Per l’America del Nord si tratta di una perdita di 95 miliardi di dollari l’anno e per l’Europa di 184 miliardi, cioè l’equivalente del 6% e del 13% del loro bilancio per la sanità. Per la Germania i mancati introiti fiscali arrivano a 35 miliardi di dollari e per la Francia superano i 20 miliardi.Loading…Isole Cayman , prime per segretezza bancariaI Paesi che maggiormente approfittano di evasione ed elusione sono, nell’ordine, le Isole Cayman, territorio d’oltremare della Gran Bretagna che attirano il 16,5% dei flussi, la stessa Gran Bretagna (10%), l’Olanda (8,5%), il Lussemburgo (6,5%) e gli Stati Uniti (5,5%). Le Cayman sono del resto al primo posto anche per la segretezza bancaria, seguite dagli Usa, dalla Svizzera, da Hong Kong, da Singapore e dal Lussemburgo.Evasione tricolore diretta verso Olanda e Usa Secondo il rapporto, la ricchezza detenuta offshore proveniente dall’Italia ammonta a 166 miliardi di dollari, pari al 7% del Pil. L’evasione tricolore predilige come canale di fuga gli investimenti esteri diretti, che si dirigono in preferenza verso l’Olanda (19,5% dei flussi) e a seguire verso gli Usa (7,6%) e la Germania (6,9%). Sull’Italia, d’altro canto converge l’evasione fiscale da Paesi quali l’Albania e il Montenegro. Anche per Francia e Germania, l’Olanda figura come principale approdo delle somme evase o eluse.(Il Sole 24 Ore Radiocor)


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Itas combatte le frodi con la Procura

Assicurazioni e Rc autoA Trento la mutua e la magistratura avviano una collaborazione individuare i furbetti della polizza Rc auto ma non solo. Risparmi per 2 milionidi Federica PezzattiA Trento la mutua e la magistratura avviano una collaborazione individuare i furbetti della polizza Rc auto ma non solo. Risparmi per 2 milioni3′ di letturaCompagnie sempre più attente al contrasto delle frodi, secondo i dati emersi dall’ultima relazione annuale Ivass nel periodo 2012-2018 i procedimenti penali avviati dalle imprese sono stati 23.527 di cui il 35% pervenuti a esiti conclusivi (8.157). In particolare, nella fase assuntiva o pre-assuntiva si è registrato un forte incremento (+46%) del numero di denunce e querele intentate dalle compagnie assicurative. Va in questo senso anche l’iniziativa siglato da Itas mutua e la Procura di Trento per contrastare le frodi assicurative, una piaga che affligge a dire il vero soprattutto alcune zone del centro sud. Ma anche nelle metropoli del nord i furbi non mancano. Furbi che spesso sanno di poterla fare franca e quindi non ci pensano due volte. Il peso delle frodi poi si riflette sulle tariffe pagate da tutti i consumatori. Ecco che per contenere i costi della collettività e le perdite delle compagnie la lotta al crimine diventa un fattore determinante.Rc auto, quanto convengono davvero la sospensione delle polizza e lo sconto coronavirusLoading…L’obiettivo della compagnia assicurativa trentina è agevolare lo scambio di informazioni su episodi e circostanze di rilievo penale e investigativo per intervenire in modo efficace e tempestivo e ottimizzare l’azione di contrasto a fenomeni fraudolenti, rendendo più fluido e veloce lo scambio di informazioni su episodi di rilevanza penale in materia di frodi assicurative favorendone così la prevenzione.Cultura della legalità e lotta al crimine L’accordo prevede l’individuazione, all’interno della Procura, di un referente per le attività di Itas, lo scambio di informazioni e la condivisione del processo di presentazione delle querele a cura della compagnia. Inoltre, attraverso la sua unità preposta al contrasto delle frodi assicurative, Itas comunicherà alla procura gli episodi e le circostanze di rilievo investigativo a mezzo di specifica denuncia, presentando le opportune querele in modo tempestivo. «Grazie a questo accordo potremo essere ancora più tempestivi e precisi nel contrasto alle attività fraudolente – ha affermato Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale Itas –. Poter contare sulla fiducia e sulla collaborazione di un’istituzione come la Procura di Trento rappresenta per la nostra Mutua un forte impulso per proseguire la nostra attività di controllo e difesa del patrimonio della compagnia e, soprattutto, per diffondere una vera e propria cultura della legalità che possa stimolare comportamenti virtuosi nei cittadini». Gli fa eco la Procura. «L’accordo firmato oggi con Itas si inserisce in una più ampia azione di lotta a questo tipo di reati ed anche al crimine organizzato ad esso connesso», ha spiegato Sandro Raimondi, procuratore capo della Procura di Trento.Il gruppo ha istituito un’unità aree speciali e antifrode sinistri che ha tra i compiti specifici quelli di presidiare e limitare il fenomeno delle frodi assicurative, supervisionando le segnalazioni dei sinistri evidenziati con indici di anomalie o di frode da liquidatori della rete liquidativa esterna, disponendo gli incarichi per le attività investigative necessarie e nominando i legali fiduciari per iniziative penali. Questa unità sarà l’interlocutore autorizzato a comunicare alla procura e alla Polizia Giudiziaria delegata le informazioni di interesse investigativo di cui Itas è in possesso.44 denunce e risparmi per 2 milioni Lo scorso anno l’attività della compagnia si è concentrata sulla riduzione delle perdite economiche derivanti da tentativi di frode su polizze o sinistri non veritieri o viziati da false dichiarazioni. In ambito penale, l’attività si è concretizzata nel deposito di 44 atti di denunce querele, che ha portato ad un risparmio complessivo di 2 milioni di euro per mancati esborsi sui sinistri oggetto di approfondimento.


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