SERP features: cosa sono e a cosa servono

SERP features: cosa sono e a cosa servono

Google si arricchisce e si evolve davanti ai nostri occhi con nuove funzioni che migliorano l’esperienza dell’utente.

Ottimizzare un sito web è un’attività che richiede sforzo e dedizione. Oltre a monitorare gli analytics per capire quali aspetti del sito sono da migliorare e osservare il modo in cui agiscono i competitor, essere sempre aggiornati sulle novità del settore è fondamentale per ottenere risultati importanti.

L’algoritmo di Google, infatti, viene costantemente aggiornato e l’attività di SEO si evolve insieme a lui. Nel corso degli anni si sono susseguiti aggiornamenti molto corposi ad aggiornamenti più leggeri che hanno cambiato radicalmente la SERP fino a renderla il “luogo” che tutti abbiamo imparato a conoscere. Se paragoniamo, infatti, una SERP del 2009 con una del 2019 vedremo come quest’ultima contenga caratteristiche che dieci anni fa non esistevano e l’elemento che salta più all’occhio sono le SERP features.

Cosa sono le SERP features?

Una SERP feature è un risultato della pagina di Google differente dal classico risultato organico, per intenderci quello costituito semplicemente da title, description e URL. Le feature che si possono incontrare durante la ricerca sono molteplici e diverse le une dalle altre.

In generale le possiamo raggruppare in quattro categorie principali:

  • Rich Snippet: si ottengono grazie all’implementazione dei dati strutturati all’interno del codice HTML della pagina web. Il risultato sarà uno snippet “arricchito” da vari elementi come immagini, mappe o stelline nel caso di prodotti o luoghi a cui poter dare un voto.
  • Risultati Paid: sono i classici annunci che possiamo vedere in cima e in fondo alla pagina di ricerca o nella sezione Google Shopping. Sono facilmente riconoscibili grazie alla dicitura “Annuncio”.
  • Risultati Universali: sono i risultati che compaiono insieme alla ricerca organica come il carosello di immagini e di video o le notizie relative a un certo argomento. Esistono poi tante altre particolari features come i tweet suggeriti o le domande correlate a un quesito. Un caso degno di nota è quello degli “snippet in primo piano” o “posizione 0”: si tratta di risultati che hanno lo scopo di introdurre subito il contenuto di una pagina prima ancora del relativo link. Sono inoltre i risultati che vengono pronunciati ad alta voce da Google Assistant quando si effettua una ricerca vocale.
  • Knowledge Graph: sono i dati informativi che appaiono sottoforma di box nella colonna destra della pagina di ricerca. Lo scopo principale è dare all’utente l’informazione che sta cercando senza che vada ad aprire un link. I knowledge graph di solito riguardano ricette, valori nutrizionali di alimenti e informazioni su personaggi famosi.

Un aiuto per l’utente, un vantaggio per i SEO (ma l’ostacolo è dietro l’angolo)

Se quindi dal lato utente queste nuove funzionalità sono molto utili perché rendono la ricerca più agevole e rapida senza l’obbligo di cliccare su un risultato, dal punto di vista SEO le SERP features possono essere un grande vantaggio da poter sfruttare, ma in alcuni casi un vero e proprio ostacolo al traffico sul nostro sito.

Immaginiamo, ad esempio, dopo tanta fatica di avere ottenuto la posizione 0 per una certa keyword. Dopo l’orgoglio e la soddisfazione del primo periodo, però, iniziamo a notare che le visite alla nostra pagina sono in calo rispetto al mese precedente e non sembrano intenzionate a migliorare. È evidente il fatto che, nonostante Google ci abbia riconosciuto come contenuto meritevole tanto da metterci in evidenza agli occhi dell’utente, le persone che cercano informazioni con la nostra keyword tendano a leggere il contenuto in SERP senza accedere al nostro sito.

Non c’è bisogno di far notare come, in questo caso particolare, l’eccessiva ottimizzazione di un testo ci ha sì fatto ottenere una feature, ma ci ha anche paradossalmente provocato un danno anziché un vantaggio.

Come posso ottenere una SERP feature per il mio contenuto?

La risposta a questa domanda non è affatto banale. Partiamo con il dire che nessuno conosce esattamente come “ragiona” l’algoritmo di Google, quindi niente di tutto quello che si trova online sull’argomento è affidabile al 100%, inoltre un aggiornamento potrebbe radicalmente modificare ciò che era valido fino a poche ore prima, cancellando così ogni nostra convinzione.

Si è visto, però, come ci siano delle pratiche che se eseguite con precisione possono portarci a ottimi risultati: tra queste sicuramente ci sono i già citati “dati strutturati”, ma anche banalmente rendere leggibile l’URL di una pagina o ottimizzare le dimensioni di un’immagine.

 

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